Le case chiuse raccontano

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Luigia Salino, 33 anni, è un'archeologa. Ha il passo spedito e la parlantina sciolta e dici di essere innamorata della Napoli leggendaria, della città dai mille volti e delle storie che la circondano. Proprio per questo, insieme ad altri colleghi, ha deciso di far conoscere questo aspetto del capoluogo partenopeo a un pubblico vasto. Per caso ha creato un'associazione dal nome che è tutto un programma. “Insolitaguida”. e che organizza delgli itinerari nei luoghi più caratteristici.

"I nostri percorsi a tema sono dei piccoli viaggi nel cuore di Napoli, alla ricerca di tesori ben più preziosi - spiega la nostra guida. «Perché la ricchezza di Napoli è nelle strade. Scoprire la nostra città è un'emozione che coinvolge i turisti quanto i napoletane, stupiti nello scoprire che i monumenti anche più noti, possono essere visti da una visuale diversa alla luce delle rivelazioni delle nostre narrazioni.
In questa passeggiata davvero “inusuale". andremo alla ricerca di ciò che resta di quelle case chiuse che ancora tanno sospirare i nonni dalla memoria buona.
La prima tappa è il "Monferrante", uno dei casini più frequentato all’epoca della legge Merlin. «Nelle vicinanze si trovava una casa d'appuntamenti alquanto innovativa in fatto di pubblicità». racconta il nostro cicerone. -La sua tenutaria, infatti, al fine di incrementare gli affari, ero solita dare infonnazioni telefoniche molto dettagliate e fantasiose sulle attrazioni della casa, una sorta di telefono erotico e gratuito».

La tappa seguente è. forse, quella più importante di tutto l'itinerario. Arriviamo di fronte al “Chiaja Hotel de Charme", una lussuosa “casa napoletana" situata proprio nei cuore della cinà che, nel 2003 ha inglobato la struttura di fianco ad essa, ovvero lo storico casino di Salita Sant’Anna di Palazzo. Dalla ristrutturazione del vecchio bordello sono state ricavate ulteriori undici camere, nelle quali si respira un’atmosfera decisamente d’altri tempi, tra tendaggi e broccati. Le varie stanze prendono il nome delle donnine che. nel passato, offrivano incontri appassionati ai loro clienti: Mimi do' Vesuvio. Anastasia a friulana. Ognuna di loro ha una storia particolare. come Gelsomina che. proclamata la sua inclinazione per il comuniSmo, decise di lasciare la famiglia, rigidamente fascista, e di arruolarsi nelle schiere delle donnine che rallegravano i casini di tuttaa Italia. Con il nome d'arte di Mimi, e grazie ai continui viaggi imposti dal giro della “quindicina"  portava su e giù per tutta l'Italia i messaggi della Resistenza che si andava organizzando.


O come Giovanna, alta e bionda, che voleva diventare un'attrice.
«Si scelse il nome di Anastasia», racconta la nostra bella archeologa. «L’aveva sentito chissà dove e le aveva sempre ispirato un grande fascino, le suggeriva un'aria misteriosa, di donne eleganti e raffinate». Invece, un cliente che la vide una sera svettare in tutta la sua prorompente bellezza nel salone del casino la soprannominò “friulana". Fu un incontro tra le lacrime, dell'uomo. che rivedeva in quella donna il suo grande amore di gioventù, una donna che aveva amato per un'estate, dopo di che lei tornò a casa, in Friuli, appunto, e lui non la vide mai più. E fu cosi che, da quella sera, lei fu Anastasia la “friulana".

Di storie cosi, ogni strada di Napoli ne ha tante da raccontare, storie di una città e di un'Italia che non c'e più.

Ogni vicolo nasconde una scoperta, non solo chiese splendide e portali antichi ma anche la presenza di una manifattura artigiana che non è possibile trovare in altra parte del mondo. "Il nostro intento è di offrire un servizio d'informazione e promozione socio-culturale». conclude Luigia. Sia con le visite guidate, sia con approfondimenti in aula, incentrando l'attività sulle tematiche inerenti il ricchissimo patrimonio archeologico, storico e artistico di Napoli ed in generale di tutta la Campania».

Informazioni aggiuntive

  • Testata: Cronaca Vera
  • Edizione del: 15/07/2009
  • Edizione del: Mercoledì, 15 Luglio 2009

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